Il Pd e la sconfitta: Veltroni si dimette da segretario

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Messaggio Da Vezz il Mar Feb 17, 2009 8:55 pm

La conferma è arrivata alle 17: me ne vado. Walter Veltroni, d'altronde, le sue intenzioni le aveva espresse chiaramente già dalla mattina: «Il mio mandato è a disposizione». Ma il partito aveva fatto quadrato: non è la leadership ad essere in discussione. Veltroni non deve averci creduto, se dopo un mezzo pomeriggio di riflessione è tornato nella sede del Pd con la stessa idea di prima. Le ragioni, spiega il portavoce del partito Andrea Orlando, le spiegherà domani, in una conferenza stampa. L'unica certezza è che ora si apre una «fase di transizione». La chiamano così, ad illustrarla ci penserà sempre domani il vicesegretario Franceschini: proporrà agli organismi dirigenti il percorso da seguire, sulla base del regolamento statutario. I passi successivi, spiega anche il capogruppo alla Camera Antonello Soro, «si decideranno collegialmente». Per lui, quello di Veltroni è «un atto di generosità verso il partito», partito, aggiunge, che «deve essere molto grato a Veltroni per la sua conduzione».

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normal Conferenza stampa di Veltroni dopo le dimissioni

Messaggio Da Covy il Mer Feb 18, 2009 2:47 pm

Presa da corriere.it

ROMA - Il giorno dopo le dimissioni dalla segreteria del Pd, Walter Veltroni racconta la sua verità. I suoi sedici mesi alla guida del centrosinistra, le difficoltà di tenere insieme anime e sensibilità politiche diverse che ancora forse non hanno abbandonato la logica della coalizione, tutti insieme ma ognuno per sè, per entrare nell'ottica del partito unitario. E le divisioni interne, su cui tanto si è discusso in queste ultime ore. Veltroni convoca la stampa e i vertici del partito nella sala Adriano di piazza Di Pietra per un intervento di commiato, per spiegare le motivazioni della sua scelta, per indicare una possibile prospettiva futura. Intanto, per sabato è stata convocata l’assemblea costituente del Pd. All’ordine del giorno, le dimissioni del segretario Walter Veltroni e gli adempimenti statutari conseguenti.

IL RIMPIANTO - Veltroni esordisce parlando di «rimpianto», per un'idea buona ma partita troppo tardi, perché «il Pd doveva nascere già nel 1996», dopo la vittoria elettorale di Prodi. «L'idea dell'Ulivo - spiega Veltoni - era la possibilità di cambiare il Paese, cosa che il governo Prodi, che al suo interno aveva due ministri che sarebbero poi diventati presidenti della Repubblica, aveva iniziato a fare. E se l'esperienza di quel governo fosse andato avanti tutto il corso della storia italiana sarebbe stato diverso». E oggi che il Partito democratico è nato, aggiunge il leader diessino, è la «realizzazione di un sogno» perché dal dopoguerra «non c'è mai stato un ciclo veramente riformista». L'Italia, secondo Veltroni, è un po' quella da Gattopardo, una nazione che non riesce a cambiare mai nel suo assecondare vocazioni e privilegi e che il centrodestra a suo dire interpreta assai bene. «E qui sta, secondo me, la sfida principale del Partito democratico, la sua vocazione maggioritaria: conquistare il consenso con una maggioranza, perché dal 1994 noi non abbiamo mai avuto la maggioranza degli italiani ma è a quella che dobbiamo puntare perché se non abbiamo una grande forza riformista, questo Paese non cambierà mai».

IL PARTITO-VINAVIL E L'EGEMONIA DI BERLUSCONI - «Non deve, il Pd, essere una sorta di Vinavil che tiene incollata qualunque cosa. E' nella società che deve essere chiara la nostra proposta - puntualizza Veltroni -. La destra ha vinto, il successo del Pdl per noi è difficile da capire. Berlusconi ha vinto una battaglia di egemonia nella società, perché ha avuto i mezzi e la possibilità anche di stravolgere i valori della società stessa, costruendo un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio, anche quando il vento è più basso, ma sapendo che se la vela è posizionata nella giusta direzione, prima o poi arriverà il vento alle spalle che spingerà in avanti». Ma il vero problema, secondo Veltroni, non è la politica di Berlusconi, bensì il fatto che questa posizione riesca a conquistare consenso.

«IL PD IO L'HO VISTO » - Il segretario uscente ha poi spiegato i tre punti su cui il Pd ha cercato di impegnarsi in questi mesi. A partire dalla semplificazione della vita politica e sociale del Paese. Un concetto, questo, che «non è figlio della volontà di ridurre le differenze, ma è l'idea di una democrazia che decida». Poi c'è innovazione programmatica, per affrontare le nuove sfide della società. E, terzo, l'innovazione della forma partito: «Speravo se ne potesse realizzare uno nuovo, aperto» con una partecipazione forte dal basso, «non come nella destra dove c'è uno solo che decide». «Io a tratti il Partito democratico l'ho visto» sottolinea Veltroni ricordando tutti i principali momenti di coinvolgimento della base popolare del centrosinistra, dalle elezioni dello scorso anno alla manifestazione del Circo massimo, passando per le iniziative a difesa della Costituzione.

«NON CE L'HO FATTA» - «Non ce l'ho fatta a fare il partito che sognavo io e che sognavano i 3 milioni e mezzo di cittadini che hanno votato alle primarie - dice poi il segretario dimissionario -. Non ce l'ho fatta e me ne scuso. Sento di non aver corrisposto alla spinta di innovazione che c'era e di non averlo fatto forse per un riflesso interiore che mi ha portato al tentativo di tenerci uniti». Del resto, «in questo partito c'è bisogno di più solidarietà, che ci si senta tutti maggiormente squadra, che vi sia una partecipazione comune ad un disegno che è compito di chi è chiamato a dirigere assicurare. Per questo, se non ci sono riuscito, la responsabilità è solo mia». «Penso - evidenzia Veltroni - che il passaggio che si farà nei prossimi giorni si dovrà accompagnare a energie nuove, dovremmo fare un partito capace di raccogliere sempre di più la sua esperienza, capace di non chiedere più a nessuno da dove vieni, ma solo "dove vai"». Alla manifestazione del 25 ottobre, ad esempio, «c'erano solo bandiere del Pd, non quelle dei vecchi partiti».

«BASTA SINISTRA SALOTTIERA» - Per Veltroni è necessario «passare da sinistra salottiera, giustizialista e conservatrice» ad un centrosinistra che creda nella legalità, che abbia coraggio di cambiare, che riscopra il contatto con la società: insomma, «fuori dalle stanze e dentro la vita reale delle persone».

«SCELTA DOLOROSA MA GIUSTA» - «Ma io non sono riuscito a fare tutto ciò ed è per questo che mi faccio da parte - ribadisce ancora una volta l'ex sindaco di Roma -. E' una scelta dolorosa ma giusta, anche per mettere al riparo il Pd da ulteriori tensioni e logoramenti. Era chiaro già nei giorni scorsi che si dovesse aprire una pagina nuova». «Non chiedete con l'orologio in mano a chi verrà dopo di me di ottenere subito dei risultati» perché «un grande progetto richiede anni, come è capitato con Mitterand o Lula». In Germania o Gb, ricorda poi Veltroni, i progressisti hanno perso e nessuno si è dimesso. «Noi invece abbiamo cambiato sei o sette leadership, mentre Berlusconi è sempre lì che vinca o che perda. Quindi - dice il leader del Pd - a chi verrà dopo di me si conceda il tempo di lavorare, quello che io non mi sono conquistato sul campo». C'è spazio anche per una citazione biblica: «Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, anzi a me è stato fatto, ma io non lo farò». Veltroni invita poi a recuperare l'orgoglio dell'appartenenza e considerando che il lavoro da fare per cambiare il paese è molto dice «non si può mettere insieme tutto e il contrario di tutto», ma «è necessario che la spinta riformista prevalga».

«VERRA' IL TEMPO...» - «Il Pd dovrà unire il Paese, mentre la destra lo vuole dividere. Unirlo tra forze sociali, tra nord e sud, tra giovani e anziani. Verrà un tempo in cui questo possa accadere. Io spero di avere dato un contributo. Ora lascio ma con assoluta serenità e senza sbattere la porta. Ma al contrario cercherò di dare una mano a questo progetto. Quando camminerò per la mia città - dice infine Veltroni, che annuncia di aver già chiesto che gli venga revocata la scorta e che dedica un lungo capitolo ai ringraziamenti di tutte le persone che hanno collaborato con lui in questi mesi (con un pensiero anche a i presidenti delle Camere, Fini e Schifani, definiti "interlocutori corretti) - avrò la sensazione di aver passato la mia vita a fare cose per gli altri. Sono più portato ad essere uomo delle istituzioni che uomo di partito. Adesso avrò modo di gestire il mio tempo». Poi un'esortazione finale: «Non bisogna tornare indietro, non venga mai la tentazione di pensare che c’è uno ieri migliore dell’oggi. Oggi ci sono le condizioni perché questo partito possa finalmente realizzare il sogno di una maggioranza riformista in questo Paese, il sogno di una stagione in cui il riformismo si fa maggioranza».
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