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Messaggio Da Covy il Ven Apr 17, 2009 7:03 pm

dal corriere.it

Sono tre i quesiti referendari proposti dal comitato Segni-Guzzetta e che si propongono di apportare modifiche all'attuale legge elettorale, la n. 270 del 2005, quella che mandò in pensione il sistema maggioritario (con scorporo e quota proporzionale per il 25% dei seggi) per reintrodurre il proporzionale corretto da un premio di maggioranza. Una legge varata tra le polemiche alla fine della 14esima legislatura (lo stesso padre putativo, l'allora ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, la definì a Matrix «una porcata») che alla sua prima prova ebbe come risultato la vittoria della coalizione di centrosinistra per meno di 25 mila voti alla Camera e con un numero inferiore di consensi rispetto alla coalizione avversaria al Senato. E' da allora che a più riprese si parla di modificare le norme in essa contenute, anche se nelle elezioni del 2006 il risultato a favore del centrodestra è stato netto. I tre quesiti (QUI i testi integrali) hanno in particolare l'obiettivo di modificare i meccanismi di attribuzione del premio di maggioranza e di cancellare le candidature mutliple.
PREMIO DI MAGGIORANZA - I primi due, contrassegnati da moduli di colore verde e di colore bianco (il primo relativo all'elezione della Camera, il secondo a quella del Senato), puntano a cancellare il meccanismo che prevede l'attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione che ottiene più voti, per assegnarlo invece alla singola lista più votata. L'obiettivo dei promotori è impedire che si creino coalizioni a solo scopo elettorale, che già pochi giorni dopo la proclamazione dei risultati, con l'insediamento del Parlamento, tornino a dividersi in singoli gruppi autonomi (ad esempio Pdl-Lega o Pd-Idv). Un processo, questo, che favorisce la frammentazione: anche le liste più piccole, che non raggiungerebbero da sole il quorum minimo del 4% alla Camera e dell'8% al Senato, possono oggi avere interesse a mantenere la propria identità (e con essa la libertà di movimento una volta insediatesi le Camere) perché comunque possono contare sull'attribuzione di seggi grazie alla ripartizione per coalizione.
CANDIDATURE MULTIPLE - Il terzo quesito punta invece a cancellare le candidature multiple. Oggi un candidato «acchiappavoti» (solitamente i big dei partiti) può essere presentato in diverse circoscrizioni elettorali e risultare eletto in più di una. A elezioni avvenute dovrà però scegliere a quale legare il proprio seggio, lasciando liberi gli altri per i primi dei non eletti. Questo comporta che nelle mani del candidato plurieletto ci sia il destino di quanti sono rimasti fuori: optando infatti per il seggio dell'una o dell'altra circoscrizione, si può decidere chi tra gli altri candidati della propria lista rimasti esclusi entra in Parlamento o ne resta fuori. Questo introduce una sorta di vassallaggio di quanti si ritrovano parlamentari «per grazia ricevuta», secondo la definizione data dagli stessi referendari. «Nell’attuale legislatura - spiegano i promotori della consultazione - questo fenomeno, di dimensioni veramente patologiche, coinvolge circa 1/3 dei parlamentari. In altri termini: 1/3 dei parlamentari sono scelti dopo le elezioni da chi già è stato eletto. Un esempio macroscopico di cooptazione».



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