Il Partito Democratico dopo la Sardegna: quale futuro?

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Messaggio Da Covy il Mar Feb 17, 2009 8:07 pm

Inizia un nuovo anno, ma la musica sembra non volere cambiare.
Le elezioni regionali in Sardegna hanno un valore che va ben al di là del suo carattere strettamente locale. Abbiamo di fronte la continuazione di quel vento, come dice secondo me più che giustamente Massimo Franco nel suo ultimo editoriale del Corriere della Sera, che dalle elezioni politiche dell'april del 2008 ha portato alla disfatta "dell'uomo nuovo", Renato Soru, passando per le disastrose sconfitte inferte nelle varie amministrative che si sono succedute.
Il problema come abbiamo visto ormai chiaramente non è degli uomini in sè. Il problema sta diventando il partito.
Già alle elezioni primarie di Firenze ne abbiamo una prova, con la vittoria dell'outsider di turno, Matteo Renzi, contro i candidati del partito. Incredibilmente, noi continuiamo a battibeccare sulla leadership del Partito Democratico, incarnata nella sola figura di Veltroni come se con un cambio della guardia, tutti i problemi si potessero ritenere risolti.
Ma davvero pensiamo che una volta arrivato al gradino più alto Bersani (faccio il nome dell'unico che ha avuto il coraggio di ammettere la propria autocandidatura, evitando di tramare nell'ombra come altri dirigenti vedo fare), tutti i problemi improvvisamente spariranno, regalandoci un partito forte e con una dirigenza compatta che lavora in un unica direzione?

Il problema è a monte.
Dobbiamo ripensare, direi con molto ed eccessivo ritardo, all'identità del Partito Democratico, chiedendoci cosa ne vogliamo fare e come pensiamo sia il suo futuro.
Vogliamo una riproposizione di DS e Margherita? Vogliamo un partito a vocazione maggioritaria? Vogliamo essere un punto di riferimento per la galassia di centro-sinistra?
Insomma il punto in questione è, secondo il mio parere, l'essenza stessa del partito, al di là delle leadership che si succedono, come è sempre successo in ogni partito nella storia delle democrazie occidentali (ci sarebbe una evidente eccezzione nel centro-destra, ma non mi sembra questo il momento giusto per parlarne).
Il 14 ottobre del 2007, non più di un anno e mezzo fa, ci furono le osannate primarie. Non metto in dubbio che siano state un buon momento di democrazia nel paese, ma su che cos'erano incentrate? Era un plebiscito sulla figura di Veltroni, non sulle idee e i programmi.
Da quant'è che siamo fuori dal circuito delle idee internazionali? Stiamo scivolando lentamente alla scadenza delle elezioni europee, senza nemmeno sapere dove andremo a collocarci. Il dibattito internazionale verte sulle energie rinnovabili e non ho sentito un solo intervento al riguardo, mentre perdiamo tempo su questioni importanti, ma non vitali, quali la tassa su SKY e la vigilanza RAI.
Il fatto è che continuiamo a parlarci tra di noi, gli uni su gli altri, senza prendere decisioni ferme e, soprattuto, coerenti. Non si può e non è nemmeno possibile accontentare tutti, questo è il momento delle scelte, anche dolorose.
Se questo comporterà cambiare radicalmente la classe dirigente, farci questi anni di opposizione in purgatorio a ricostruire dalle fondamenta il tutto, beh questo credo sia l'unica cosa da fare.
D'ora in avanti bisogna fare tanto e farlo subito. Le occasioni le abbiamo avute e le abbiamo sciupate.
Cosa sarà questo partito dipende da noi.
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Messaggio Da Vezz il Mar Feb 17, 2009 9:10 pm

Il partito dopo la sconfitta in Sardegna, si deve seriamente preoccupare.
Siamo arrivati in una situazione dove da scherzare c'è poco.
Con la sconfitta di Soru, il PD ha preso l'ennesima mazzata nei denti dopo il risultato delle politiche e della vittoria di Alemanno a Roma.
Il problema è che si era presentato come il partito nuovo, dell'innovazione, ma dietro le persone erano sempre le stesse.
Presentare un Rutelli a Roma è stato un passo falso da principio, anche la Finocchiaro in Sicilia, non mi ricordo bene ma non credo che avesse superato il 20% delle preferenze.
Veltroni dando le dimissioni, ha voluto smuovere le acque, vedremo quali saranno le conseguenze.
L'importante è che si giunga ad un congresso ove ci sia una sensibile revisione, per fare di questo partito un elemento forte e coeso.
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Messaggio Da Covy il Mar Feb 17, 2009 10:17 pm

Riprendo il discorso dopo le definitive, a quanto pare, dimissioni.
Le dimissioni secondo me non risolveranno i problemi, che sono ben più a fondo, ma quanto meno sono una testimonianza di credibilità di una leadership tanto discussa.
Veltroni, in questo frangente ha dimostrato di avere onestà politica e ritiene che, visto che tutte le forze dell'organo dirigente in questi mesi erano costantemente rivolte ad eroderne la credibilità, questa siano la soluzione migliore per dare un minimo di serenità al partito in vista di un appuntamento così importante come le Europee.
Quello che resta secondo me è solo un forte senso di delusione, per quello che poteva essere e non è stato.
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